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Giochi Olimpici di Roma

Giochi Olimpici di Roma

Come è oramai ampiamente noto l’Italia ha candidato la città di Roma per ospitare i Giochi Olimpici del 2024. Il timore degli italiani è che sia l’ennesimo assalto al carrozzone, con sperpero di soldi pubblici. Oramai è chiaro che vi è un andazzo “cronico”, visto il modus operandi di tanti politici italiani e certe leggi che vengono approvate dal nostro parlamento.

Uno dei tanti esempi è l’autostrada Salerno – Reggio Calabria, i cui lavori di ampliamento non sono finiti, ma che sarebbero dovuti terminare prima dei mondiali di calcio del 1990, essendo collegati a quella manifestazione!!
Vediamo un po’ nel dettaglio di cosa parliamo.

Nel 2017 il C.I.O. (Comitato Olimpico Internazionale) sceglierà la sede per l’anno 2024. Quindi da quel momento ci saranno 7 anni per organizzarsi.
Per evitare le porcherie tipo “Mose”, “Expo 2015”, ecc…. a modesto avviso dello scrivente si dovrebbe procedere nella seguente maniera.

Entro l’inizio del 2016 le federazioni sportive nazionali devono indicare gli impianti che dovranno ospitare le gare olimpiche. Il C.O.N.I. insieme alle federazioni stesse e al Comitato Organizzatore, entro i successivi sei mesi verifica le scelte e le fattibilità, casomai proponendo, laddove necessario, soluzioni alternative.

La scelta degli impianti deve essere fatta con cognizione di causa, evitando le cattedrali nei deserti, non ideando impianti che consumano energia in maniera spaventosa, a costi di manutenzione bassissima, ecocompatibili, con costi di realizzazione contenuti.

Questi devono essere i criteri da seguirsi. Prima della decisione del C.I.O. il Parlamento vara una legge speciale per i Giochi dove dice che nel caso in cui la città di Roma dovesse ospitare i Giochi del 2024 si procederà, il giorno dopo la scelta del C.I.O., con l’esproprio delle aree interessate.

Nei successivi tre mesi dovranno essere valutati tutti i ricorsi degli espropriati, un mese per pubblicare le motivazioni delle sentenze. Per gli eventuali appelli altri tre mesi più uno per le motivazioni. Il tutto con una sezione speciale del tribunale. I ricorsi potranno riguardare solo le indennità di esproprio. In contemporanea si procede alle gare per individuare i progettisti, in base a concorsi di idee, garantendo poi loro la progettazione e la direzione dei lavori. Le scelte dei tecnici non sono impugnabili e sono insindacabili da parte delle commissioni giudicanti. Pertanto dopo sei mesi si hanno le aree e i tecnici.

Questi ultimi hanno sette mesi per elaborare i progetti, ovvero preliminare, definitivo ed esecutivo. A quel punto si passa alle gare per individuare le ditte esecutrici dei lavori. Terminate le gare chiunque abbia un interesse da far valere ha tre mesi di tempo per rivolgersi alla sezione speciale del tribunale, che si deve pronunciare entro i quattro mesi successivi per il primo grado, un mese per la pubblicazione della sentenza. Per l’eventuale appello si hanno a disposizione quattro mesi ed uno per motivare le sentenze.

A questo punto possono iniziare i lavori. Se non si rispetta la tempistica si corre il rischio di nominare un commissario per aggirare tutti i vincoli legati alla nostra legislazione ed avere scelte per chiamata diretta sia delle ditte che dei tecnici, con buona pace della trasparenza ed economicità dei lavori, per non dire della qualità…

Siamo sicuri che la politica abbia intenzione di procedere su tale strada?? Lo vedremo dalle scelte future.

Fabiano Roma, ingegnere e dirigente sportivo

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