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Il Ponte Morandi di Genova

Il Ponte Morandi di Genova

Facciamo due considerazioni a quasi due anni dal crollo…

Non è facile dire la propria dopo un evento catastrofico che ha causato la morte di ben 43 persone e a valle delle migliaia di commenti che sono stati pubblicati. Qualcuno potrebbe dire “Tu solo ci mancavi…”, forse è vero. Abbiamo osservato che nelle settimane precedenti il crollo del ponte di Genova tutti gli italiani erano degli esperti virologi, a favore o meno delle vaccinazioni, laureatisi su facebook. Con il crollo del Ponte Morandi, gli stessi sono diventati tutti degli ingegneri esperti in strutture. E taccio per amor di patria sul lockdown e quello che è successo in questi due mesi…

L’argomento “Ponte Morandi” è da trattare delicatamente, per il rispetto delle famiglie che stanno piangendo i loro cari, per la città di Genova che ha subìto l’ennesimo colpo e per il nostro codice deontologico. Un ingegnere serio può parlare solo dopo che ha letto le carte, dopo averle studiate e non sulla base di alcune foto e immagini televisive molto vaghe.

Qualcosa però si può dire, diciamo che potrebbe essere una premessa sull’argomento.

Il ponte è stato progettato nel 1960 da un serio professionista che l’intero mondo ci invidiava. Il progetto era avveniristico, con una idea architettonica brillante, uno studio serio sui carichi in gioco, insomma un capolavoro del tempo. Nello stesso anno il Ministero dei Trasporti (genitore dell’attuale Ministero dei Trasporti e Infrastrutture) commissionò uno studio per stimare il parco auto circolante nel 1970. Su quel dato furono progettate e dimensionate le nascenti autostrade. Però… c’è un però, il dato stimato per il 1970 fu ampiamente superato nel 1963, solo che nessuno aggiornò i progetti… una cosa all’italiana, tanto per capirci.

Il ponte fu completato e inaugurato in pompa magna nel 1968. Al momento non so se prima di dare in appalto la costruzione il progetto subì degli aggiornamenti, alla luce di quanto sopra esposto.

Negli anni i carichi circolanti sono aumentati, il numero dei transiti è cresciuto vertiginosamente. Un collaboratore dell’ing. Morandi ha recentemente dichiarato che il ponte fu progettato tenendo conto dei carichi militari. Non ho trovato la norma del tempo: avrei avuto il piacere di leggerla. Si è detto che oggi sul ponte transitavano anche carichi di 75 tonnellate (!) provenienti dal porto di Genova. Sono carichi notevoli.

Inoltre negli anni ’60 si pensava che il calcestruzzo fosse eterno, indistruttibile. Successivamente si è capito che non è così, diciamo che per una cinquantina di anni “ha retto bene”. Ma chi abita in città di mare sa che gli edifici costruiti negli anni ’50 e ’60 ogni 20 anni circa hanno bisogno di manutenzione: copriferri saltati, intonaci rigonfi, ferri ossidati e via così. Basta fare una passeggiata ed alzare lo sguardo e vedere i balconi, i cornicioni, gli aggetti dei fabbricati di quel periodo. Ma nelle stesse condizioni ci sono numerosi ponti dello stesso periodo… e lo abbiamo scoperto solamente oggi!!

Agli atti sembra che ci sia una relazione del progettista, datata 1980, dove rivela che i materiali avevano subìto una rapido degrado poiché alla salsedine del mare si era unito il fumo dell’acciaieria ILVA di Genova, formando un mix che ha corroso rapidamente la struttura. Il prof. Morandi indicò anche come intervenire. Sembra che la relazione sia rimasta in qualche cassetto a sonnecchiare, per ben 38 anni. Qualcuno avrà pensato che più invecchia e meglio è, come il whiskey…

Nel corso degli anni alla gestione statale è subentrata quella dei concessionari, che sono dei privati. Certo, lascia stupiti sapere che l’utile di gestione annuale è di circa 1 miliardo di euro. Non è un discorso da ingegnere, ma non si capisce come mai lo Stato italiano abbia rinunciato a importi così generosi, tenuto conto che le manovre finanziarie sono di circa 20 – 22 miliardi di euro all’anno. Il concessionario ha firmato un contratto con lo Stato, che prevede comunque il pagamento dello Stato al concessionario il mancato utile in caso di revoca della concessione, indipendentemente dalla causa…. Anche questo contratto è all’italiana: non ci sono clausole che tutelino lo Stato italiano. Tanto per capirci, nel 97,5% delle cause giudiziarie lo Stato italiano è soccombente. Proprio per i contratti scritti con i piedi (chiedo scusa per l’eufemismo!). Mi scuso per la divagazione, ma nella lunghissima storia dello Studio Tecnico Roma, ogni qual volta abbiamo presentato una bozza di contratto tra Ente Pubblico e privato, questa è stata prontamente modificata. Sempre. E sono state sempre cancellate o “annacquate” le norme di tutela dell’Ente Pubblico. Sempre! Non sto a raccontare quanta sia la delusione personale!

Ma il problema dei privati sembra essere superato in quanto lo Stato italiano ha ripreso il controllo delle autostrade italiane. Solo il tempo dirà se la soluzione recentemente adottata è stata la migliore possibile.

Infine si sottolinea che tre anni fa una perizia commissionata al Politecnico di Milano (mi sembra) riportava che il ponte aveva bisogno di un intervento manutentivo molto accurato e impegnativo. Suggeriva l’apposizione di sensori per monitorarlo meglio, ma il concessionario “Autostrade per l’Italia” non ha dato seguito: il perché lo dovrà motivare nelle sedi opportune, sempre che la notizia sia vera.

Vedremo cosa diranno i periti in futuro, quelli chiamati ad esprimersi sulle cause del cedimento.

Poco altro si può dire, se non ricordare che l’allora amministratore di “Autostrade per l’Italia”, concessionaria di quel tratto autostradale, al tempo del crollo era sotto processo ad Avellino per la morte di 40 persone, gli occupanti del bus precipitato dal viadotto “Acqualonga” dell’A16 Napoli-Canosa. Per i periti dell’accusa le barriere protettive non hanno tenuto in quanto i bulloni che le bloccavano a terra erano usurati. E’ stato prosciolto recentemente, mi sembra in primo grado.

Certo 40 + 43 fanno 83, sono un bel po’ di morti sulla coscienza, io al posto suo me ne sarei andato subito. E’ una questione di coscienza ed etica personale. Non solo si deve essere sempre corretti e onesti, ma si deve anche dare l’impressione di esserlo.

Ing. Fabiano Roma

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