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Gli Etruschi e i terremoti

Gli Etruschi e i terremoti

Gli Etruschi, provenienti forse dall’Asia Minore, si insediarono agli inizi del primo millennio a.C. nell’Italia centro – settentrionale. Allora quelle terre erano scosse da continui e forti terremoti. Il loro ripetersi determinò nella società etrusca una sorta di “rituale del terremoto” che metteva al sicuro la popolazione, secondo quanto riportato da alcuni scrittori latini.

Infatti ogni qual volta si verificava un grave terremoto la popolazione era fuori le mura, in processione.
Per oltre duemila anni tale rituale è rimasto un mistero; fu svelato da Helmut Tribush, un ricercatore italo – austriaco, che negli anni Settanta pubblicò quello che resta il più completo studio sull’argomento.
Egli fu colpito dalla cerimonia, detta auspicio, che veniva eseguita solo dopo che il sacerdote aveva ricevuto una serie di segnalazioni anomale: l’improvviso moltiplicarsi di vipere, l’intorbidarsi delle acque dei pozzi, bagliori notturni e boati sotterranei. Tutti questi segnali oggi li interpretiamo come possibili precursori di un terremoto.

Il sacerdote, per interpretare il significato di tutte queste manifestazioni ritenute soprannaturali, praticava l’auspicio, cioè squartava un vitello e ne osservava le viscere.

Oggi sappiamo che prima di un terremoto si verificano nel terreno una serie di microfratture che consentono al radon di risalire. Il gas provoca negli animali e nell’uomo un aumento del tasso di serotonina nel sangue.

Ciò comporta una evidente irrequietezza e, negli animali macellati, l’aumento della schiumosità delle viscere.

Il sacerdote, trovandosi davanti le viscere schiumose dell’animale sacrificato, pur non avendo conoscenze specifiche, constatava l’arrivo di un grosso terremoto.

Di conseguenza annunciava ai fedeli che la collera degli dei si sarebbe presto abbattuta su tutti se non ci fosse stata una evidente manifestazione di devozione della comunità nei loro confronti.
A tali manifestazioni, che erano delle solenni processioni fuori le mura, partecipava tutta la cittadinanza.

Quando si verificava il terremoto tutta la popolazione si trovava fuori, all’aperto, e il sacerdote la rimproverava per aver scatenato le ire degli dei per la scarsa partecipazione al rito.

Se, invece, nonostante tutti i segnali premonitori, la terra rimaneva in quiete, tutti sarebbero rimasti convinti che grazie alla processione avevano ottenuto la benevolenza dagli dei, per il loro impegno nella preghiera e per la capacità del sacerdote.

In sintesi nessuno moriva e per secoli il “rituale del terremoto” si è tramandato, risultando un efficace sistema di prevenzione sismica.

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