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Le origini del concetto di “Bello”

Le origini del concetto di “Bello”

Come ormai è sempre più evidente, viviamo in una società in cui siamo bombardati dalle immagini, per cui siamo portati a credere che il concetto di Bello sia stato da sempre legato al solo aspetto esteriore, a ciò che appaga l’occhio, che piace per la sua forma esteriore.

Per tale ragione spesso si suppone che nei secoli tale concetto sia rimasto immutato nel suo significato originario, tanto che può sembrare assurdo immaginare il contrario.

Ma vediamo da dove trae origine il concetto di Bello ed il suo primitivo significato.

Alla fine del periodo arcaico (VII-VI sec. a.C.), i Greci usavano e formulavano questo concetto ancor prima che lo usassero i filosofi, che in parte l’adottarono, ampliandolo e trasformandolo.
Ciò che oggi definiamo bello, riferendoci ad una forma esteriore, era rappresentato da altre caratteristiche, quali l’armonia, la simmetria, il rispetto del canone e della proporzione.

La parola Kalòn, in uso tra gli antichi e da noi tradotta col termine bello, appunto, stava ad indicare tutto ciò che piace, attrae o desta ammirazione includendo anche le qualità della mente e del carattere.
Possiamo dire, perciò, che nell’uso di tale aggettivo, al carattere tipicamente estetico i Greci affiancavano un carattere etico.

Come giustamente qualcuno ha detto, gli uomini erano convinti che ciò che era bello doveva per forza essere anche buono (kalòn kagathòn), poiché se è vero che l’amore è l’unico antidoto alla morte, e ci si innamora in genere anche per mezzo della bellezza, quest’ultima aiuta ad ingannare la morte, quindi è buona.

E’ famosa la frase dell’Oracolo di Delfi, secondo cui: “Il più giusto è il più bello”.

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